Ci sono tanti, tantissimi posti in cui vorrei andare. Ma c’è un solo ed unico problema: il prezzo. Le idee ci sono, eccome se ci sono. All’inizio avevo pensato di andare una settimana a Dublino, ma tra aereo, albergo e mezzi per spostarsi il budget era più che superato. Allora mi ero concentrata su un viaggio “economico”, un divertente e faticoso interrail in Spagna. E l’idea me gustava mucho, ma, ovviamente, anche in questo caso c’era il problema: come arrivare in Spagna? Mi hanno proposto di prendere un pullman fino a Roma, un aereo fino a Madrid e da lì il treno… Eeee sì, se fossi la figlia di Bill Gates lo farei senza problemi, certo forse mi stancherei un po’, ma poi mi riprenderei in qualche albergo extralusso. Ma Billo non lo conosco e quel tour de force per me era troppo. Allora ho rimpicciolito un tantino le mie vacanze e il mio fantomatico interrail si è spostato in giro per l’Italia. Certo di sicuro noi belle città ne abbiamo ma… sono tutte troppo costose. Perché da noi esistono pochi o niente ostelli a 8 euro a notte, posti in cui possiamo mangiare un piatto di pasta senza dover spendere 20 euro, e mezzi di trasporto per muoversi economici. E allora dove andare in vacanza senza spendere troppo? Se qualcuno ha qualche idea da suggerirmi e suggerire a chi ha il mio stesso problema si faccia avanti o trascorrerò le mie vacanze immersa nei 45 gradi della nostra città, passando le giornate sotto un condizionatore e pensando già a dove andare l’estate prossima. Forse…
Ecco il quesito di oggi: meglio accontentarsi di ciò che ci ha dato Madre Natura oppure fare “un salto” dal chirurgo plastico per sistemarsi un po’?Da sempre si vedono in giro le belle ragazzone con tutti gli attributi al posto giusto. Oggi, però, sta diventando una moda farsi regalare le tette rifatte dai genitori per i 18 anni o dal fidanzato per San Valentino. Sempre più ragazze e ragazzine, non contente della loro bellezza originale, si lasciano convincere da foto e immagini di modelle, veline e topolone varie a chiedere un ritocchino. Ma ne vale davvero la pena?

Negli Stati Uniti si hanno casi di tette rifatte riuscite abbastanza male e, addirittura, un uomo durante il suo addio al celibato è morto soffocato dalla 10 misura di reggiseno di una spogliarellista. Nel 2008 tra le 118 milioni di donne sopra i 15 anni 355.000 si sono rifatte il seno. Senza dubbio un dato allarmante.
In Italia la situazione non è tanto diversa. Una donna su 20 ricorre alla chirurgia estetica. Ma, secondo un sondaggio realizzato dal Villa Borghese Istitute di Roma, l’80% degli uomini non trova sexy un seno rifatto e non lo consiglierebbe alla moglie e sicuramente non lo permetterebbe alla figlia minorenne. Tra l’altro ormai si sa, le protesi di vecchia data hanno una scadenza e proprio per questo molte tettone tornano dal chirurgo perché le vogliono tolte o sostituite.

A nessuna piace avere delle antiestetiche grinze sulla pelle o le tette sgonfie, però, direi soprattutto, nessuna donna dovrebbe correre il rischio di decollare con le tette e atterrare senza!
n.b. Nelle foto tette celebri, quelle di kylie minogue e salma hayek
Eh si oggi sono stata troppo furba! Mi sono svegliata addirittura due ore prima della lezione così, sicuramente, avrei trovato posteggio facilmente all’università. Ma a volte il destino ti gioca brutti scherzi! Eh sì, perché chi me lo doveva dire che proprio mentre ero in pizzo sulla salita del mio garage (e non è una salitina vi assicuro!) una simpaticissima signora o un simpaticissimo signore aveva deciso di posteggiare davanti al mio cancello, nonostante ci sia il divieto di sosta (e se sta li qualcosa vorrà pur dire no?), impedendomi il passaggio?!
Dopo un concertino di clacson che avrebbe fatto rigirare Beethoveen nella tomba, finalmente sono riuscita a farmi spazio e, per gentile concessione di quel simpatico automobilista, ad uscire da casa.
Ho pensato: la giornata è iniziata uno schifo, soprattutto se mi rimbalza in testa quella specie di proverbio che dice “il buon giorno si vede dal mattino” che, tra l’altro, ad essere sincera, non ho mai capito se è un proverbio, una frase di qualche pubblicità o un semplice modo di dire.
Ma, comunque… girato l’angolo del mio garage ho trovato una fila assurda.. Di solito mi rassegno e cerco una bella canzone da cantare mentre tutti suonano e si innervosiscono, ma oggi no. C’era qualcosa che mi puzzava. E infatti mi sono accorta che il semaforo era verde e la gente non si muoveva perché in mezzo alla strada c’erano dei tipi strani che vendevano i biglietti per il circo!
Ma, dico, ognuno ha il sacrosanto diritto di svolgere il proprio lavoro… ma possibile che nelle ore di maggior traffico debbano intasare la strada in quel modo?!?
Insomma in qualche modo sono riuscita a superare anche questo ostacolo. Ma qualche metro più avanti mi aspettava un restringimento della strada. Causa lavori in corso. E il traffico stava diventando sempre più intenso.
Dopo una lunga lunghissima fila (nello stesso tempo sarei potuta arrivare ad Acitrezza, prendere un gelato e tornare) sono arrivata all’università.
Bene direte voi..e invece no! Un giro, due giri, tre giri… alla fine mi ero anche convinta di mettere la macchina nelle strisce blu, perchè la dovevo pur mettevo da qualche parte. Ma di posti o posticini neanche l’ombra. Sono andata dal posteggiatore e l’ ho implorato di farmi mettere la macchina fra un cassonetto dell’immondizia e un palo della luce, ma lui mi ha risposto che la potevo posteggiare solo se lasciavo le chiavi.
Le chiavi della mia adorata macchina nuova? Ad un estraneo? E se se ne va? E se le perde?
Ma non c’era più tempo per farsi assalire dai dubbi. “Si grazie” gli do un euro, gli faccio una raccomandazione e gli mollo le mie chiavi. Speriamo bene. Un’odissea per quattro chilometri di distanza tra casa mia e l’università. Un’eternità alla catanese…!!!
E’ da un po’ di tempo a questa parte, in queste fredde giornate ennesi che ho nervosamente trascorso, che sento l’irrefrenabile bisogno del GIUSTO.
Non so spiegarvi cosa sia, ma è come se sapessi che ciò che sto facendo, ogni cosa, non sia quella giusta, non sia il meglio per me e per gli altri! Perché andando avanti con gli anni, con gli studi universitari, con la vita d’ogni giorno mi riesce sempre più complicato immaginare il mio futuro?
Perchè non mi immagino nei panni di uno psicologo affermato, con il suo studio ben arredato e con quel povero pazzo sdraiato al suo fianco al quale spennare 50euro a seduta (e gliene fa fare di sedute eh!), dicendogli esclusivamente: “E mi dica… come si sente al riguardo?”
Diciamocelo, la maggior parte degli psicologi fa solo questo! LO STO STUDIANDO! Io da pazzo risponderei: “Ma come cazzo vuole che mi senta a riguardo eh!?!? sono PAZZO! Me lo dica lei come mi devo sentire!” Ma c’è da dire che da pazzo non
mi curerei tanto delle parole di quel benestante psicologo, no??
Tornando ai miei problemi e scusandomi per questo breve sfogo, vi inviterei ad aiutarmi a capire il perchè di questa intensa voglia di giusto! Perchè mi immagino più pesso su un palco… un enorme palco… anzi no… un immenso palco, che inizialmente ricoperto da fumi, viene invaso da mille luci colorate che illuminano tutte insieme quelle scalinate, si MINCHIA proprio quelle lì al centro! Poi si sente quella voce, quella voce da dj, ma non come quella del rincoglionito del Chiambretti night! NO! MOLTO MEGLIO, UNA VOCE NITIDA, che penetra in ogni padiglione auricolare delle 1.500 persone presenti in sala dicendo: SIGNORI E SIGNORIIII,LADY’S AND GENTLEMAN,GRANDI E PICCINI,CARUSI E PICCIRIDDIIII…..ADRIANOOO AIELLOOOOOOO!
E li ovviamente manco a dirlo entro io eh! E c’è di più, ENTRO CANTANDO!
Tra gli applausi convulsi della gente, tra i fumi tanto densi da sembrare in Jamaica il giorno di S.Marjia, si scorge la mia sagoma e la mia voce che ringrazia il magico pubblico e continuo a cantare quella semplicissima canzone di Adriano
Celentano, ma totalmente rivisitata da me! Altro che XFACTOR, quelli me fanno ‘na pippa a meee! Quindi continuo a cantare, con un sorriso brillante, le luci colorate riflettono sui miei denti accecando un paio di spettatori in sala. Tiè, VE LO MERITATE NON AVRETE PAGATO DI SICURO, e preso dalla musica e dal mio imponente show chiudo gli occhi ehhh…….eeee….. e lì si ode un’altra voce, un tantino meno nitida e soave del dj del quale prima parlavo…..molto meno soave………molto.
E’ MIA MADRE: “Adrianoooooooooo! Adrianoooo! E’ da 3 ore che ti chiamiamoooo!Pensi che la tavola si apparecchi da sola?!?! VELOCE! E detto tra noi, tu è un’ora che gridi che l’emozione non ha voce, noi di là è da un po’ che speriamo che la voce non ce l’abbia TU!”
Ecco, io li riapro gli occhi, molto molto lentamente, e proprio davanti a me non ci sono più quelle 1.500 persone, la metà delle quali accecate dei miei denti-faro, ma ci sono io, la mia immagine riflessa nello specchio del bagno.
A occhio e croce una visione un tantino raccapricciante! Immaginate me, in bagno, con solo un paio di slippini con sopra una fantasia che non vi dico e una spazzola in mano!Non so per quanti ancora non fosse chiaro, ma la spazzola era il mio microfono! La tenevo ancora li vicino alla bocca e mia madre ancora ferma sul ciglio della porta del bagno mi guardava con occhi di sdegnosa pietà! Sapete cosa sono riuscito a dirle in quel momento? “Hai visto mamma?? Ti ho fatto avere il biglietto in prima fila per l’Aiello Show!”
Mia madre lì per lì ha riso e mi ha detto che mi aspettavano in cucina, ma dallo sguardo era chiaro pensasse: “E io pago! E io pago per farlo diventare psicologo! Ma tanto ci diventerà no?? Con il suo spazioso studio arredato, mentre spenna quel povero
pazzo sdraiato accanto a lui!”
Allora le rispondo, anche io ridendo sotto i baffi, che sarei arrivato in cucina tra un secondo…..porto la spazzola-microfono su fino ai miei capelli, sistemo la mia cresta, vado per spegnere la luce….maaa…no… mancava un’ultima cosa, torno davanti lo specchio, mi guardo, sorrido… riprendo la microfono-spazzola, la porto alla bocca ed esclamo: “Ci vediamo subito dopo la pubblicità”.
Concludendo, non so davvero che sto facendo della mia vita, se sia davvero il GIUSTO oppure no… Sapete cosa so? Che fantasticare mi piace e lasciare quelle 1.500 persone,anche quelle ormai cieche, perchè no, senza averle salutate prima dello spot non è affatto GIUSTO!
Questo non è il solito post su San Valentino. Mettiamo da parte i baci perugina, i cuori, i cupido e tutti gli altri regalini. Di per sé questa festa è nata per spendere, un po’ come tutte le altre feste ormai. Ma per chi ci crede veramente cerchi di soffermarsi sul vero significato.
Il 14 febbraio è l’amore al centro della giornata, del cuore e della testa. Non penso ci sia bisogno di spendere tanti soldi per dimostrare alla persona che si ama il proprio sentimento. Penso che basti un piccolo pensiero, qualcosa che venga dal cuore (quello vero s’intende).
Una parola dolce, un pensiero che possa rendere veramente felice quella persona: bisogna dimostrarle non solo che sappiamo entrare in un bar e comprare qualcosa, perché questo lo sanno fare tutti, ma che le vogliamo bene, che l’amiamo, che la rispettiamo, che la conosciamo bene e che ci piace per come è davvero.
Quindi via le mani dal portafogli e occhio ai particolari e ai sentimenti. Perché è questo che rende seriamente felice una persona.
Naturalmente senza nulla togliere ai cioccolatini che rimangono comunque buonissimi!
E per chi non ha la dolce metà non si butti giù… se ci tenete tanto a festeggiare San Valentino fatelo con una persona a cui tenete. Andate al cinema, uscite a bere qualcosa o semplicemente andate a fare una passeggiata con un’amica o con un amico..con una persona che, insomma, in qualche modo è la vostra metà. Quella che, cascasse il mondo, ci sarà sempre.

Se vi sentite scombussolati, con le budella aggrovigliate, le simpatiche farfalle nello stomaco sono morte, sostituite dalla più contorta delle montagne russe non è perché siete ancora vittime dei postumi delle super abbuffate della vigilia di Natale, Natale, Santo Stefano, l’ultimo giorno dell’anno, il primo giorno dell’anno, l’epifania e via dicendo, ma perché fra 48 ore dovete affrontare il vostro primo esame universitario.
O almeno io mi sento così.. si legge, si rilegge, si sottolinea e si rilegge, si ripete con il libro aperto, si ripete con il libro chiuso, si sbircia il libro aperto… ma, comunque, qualunque cosa si faccia per memorizzare i concetti è quasi considerata inutile se si pensa che la mattina dell’esame il cervello sarà vuoto come un pacchetto di caramelle lasciato ad un bambino.
Ovviamente oltre a ripetere e ripetere un pomeriggio di studio va dedicato senz’altro agli schemini, alle fotocopie rimpicciolite e ai bigliettini che saranno ben nascosti nei calzini, nelle tasche, nei cappucci e nei cappelli, nelle scarpe e chi più ne ha più ne metta.
Mi scuso per la brevità di questo intervento ma sapete com’è… lo studio mi aspetta.
Argomento leggero, leggero, ogni tanto ci sta
L’inverno è alle porte… il freddo quasi arrivato… bisogna fare il “cambio di stagione”. Ecco come aggiorniamo il nostro armadio..
Per quest’inverno 2009-2010 gli esperti di moda hanno già lanciato le loro proposte su cosa dobbiamo indossare per essere “in”. Scarpette rosse stile Dorothy, protagonista de “Il mago di Oz” di qualsiasi tipo, forma e dimensione. Tailleur per le occasioni formali, preferibilmente di colori neutri. Per una serata elegante sono consigliati pizzi e strass dai più piccoli ai più (esageratamente) grandi per sbrilluccicare tutta la sera! Per quelle che da sempre sono indecise fra il vedo e il non vedo la risoluzione dell’enorme enigma su cui non si dorme la notte è… abiti monospalla!
Il noto negozio H&M ha lanciato la nuova linea della marca altrettanto nota a tutti Jimmy Choo, che propone stivaletti con tacchi molto, forse troppo, alti, abitini, tunichette e tubini, accessori dai colori brillanti e decorazioni uniche… almeno così dicono. Per quanto riguarda i colori buttiamoci sul verde, sul blu e sul rosso per evitare di sbagliare e di essere fuori dal coro. Ma non è finita. Infatti i consigli si estendono fino all’ultima punta dei nostri capelli. Per essere più eleganti chiediamo al parrucchiere di raccoglierli asimmetricamente e attenzione a non sbagliare. Lisci se vogliamo andare sul sicuro ad ogni occasione, con delle ciocche ricce o effetto “gaufrè” se vogliamo invece un volume esagerato.
Io personalmente punto sulle camicie a quadretti che quest’anno mi piacciono tanto, anche se, mi hanno riferito che nel famosissimo negozio “Abercrombie” di Milano una semplice camicia con il tipico motivo da pic-nic costa addirittura 100 euro! Beh, attenzione allora, perchè come dice Coco Chanel “la moda è fatta per diventare fuori moda”, ma ci consola dicendoci anche che “l’eleganza non consiste nell’indossare un vestito nuovo”. E io lo spero tanto.
10 ottobre: una splendida giornata di sole.. ma si, andiamo a mare! Sdraiata sulla sabbia mi godevo il sole caldo che la nostra città ci ha regalato nonostante l’estate fosse finita da un pezzo. Ad un certo punto mi alzo e vado verso il mare.
10 ottobre: una splendida giornata di caos… Ma si andiamo in via etnea!
Ero sulla spiaggia con i piedi immersi nell’acqua fresca (abbastanza fresca, considerato che era 10 ottobre!) e non sapevo se avevo il coraggio di tuffarmi. Mille preoccupazioni, come sempre, mi assalivano. Eh sì, quando uno ha un dubbio è sempre assalito dalle preoccupazioni.
Ero in mezzo alla strada con la testa rintronata dai clacson… Cercavo un posto, ne vedevo uno piccolo, ma non sapevo se avrei avuto il coraggio di provare a entrarci… Mille preoccupazioni, come sempre mi assalivano: “cazzo avrò il biglietto di Sostare?
Ma alla fine, passo dopo passo, mi sono tuffata e ho provato un grande senso di libertà. Ero sola in mezzo al mare e nuotavo cercando di concentrarmi solo su me stessa, dimenticando, almeno per il tempo di un bagnetto a mare, tutti i pensieri, tutti i dubbi, tutti i dilemmi. Giusto il tempo di prendere aria e poi di nuovo fra le onde, finalmente libera, finalmente spensierata.
Ma alla fine, manovra dopo manovra, mi sono infilata e ho provato un grande senso di…culo! Trovare un posto a quest’ ora in centro!! Giusto il tempo di correre a comprare un biglietto sostare e poi mi immergo nella baraonda.
C’era persino un cavallo in acqua. Uno può pensare: ”Cosa cavolo ci fa un cavallo a mare?”
Non lo so cosa faceva quel cavallo, però ci stava bene in quel contesto di improvvisa voglia di libertà.
C’era persino un cavallo in via etnea… quello della polizia. Uno può pensare: cosa cavolo ci fa un cavallo in via Etnea??La cacca. E penso ci sta decisamente bene in questo contesto di merda.
Voglio concludere questo breve commento dandovi un piccolo consiglio: cercate di trovare un po’ di tempo per voi stessi lontano da tutto e da tutti e, se vi capita, perché no, fate un tuffo nel nostro bellissimo mare.
Voglio concludere questo breve commento dandovi un piccolo consiglio: cercate di evitare la cacca!
Ieri sera ho avuto una chiacchierata interessante che mi ha portato a chiedermi se davvero mi piace quello che ho sempre creduto di voler fare.
Sto per intraprendere un corso di studi al termine del quale dovrei-vorrei diventare una giornalista, o magari qualcosa che si avvicini ad una giornalista.
Ma mi sono trovata a pormi domande come “ce la posso fare?” o “ho davvero voglia di farlo?” e, soprattutto, “sono in grado di farlo?”
Ho chiesto al mio interlocutore, che studia psicologia, se a lui va realmente di fare quello per cui studia… ”Ma a te va di analizzare le persone?” “Si, è l’unica cosa che mi va di fare di quello che faccio… non mi piace studiare”. A quel punto ho pensato “beh è difficile avere davvero voglia di studiare, però già avere la voglia di diventare qualcosa e qualcuno è un gran passo avanti”.
E anche io voglio diventare qualcosa e qualcuno, voglio migliorare sempre, voglio restare alla continua ricerca di quel qualcosa che mi spinge a studiare, ad imparare, e anche, perché no, alla ricerca di qualcosa di interessante da scrivere qui, in questo blog. Anche perchè credo di non essere l’unica che ha dei dubbi sul proprio futuro.
E se uno poi non riuscisse ad arrivare dove vuole?
Se uno si fa prendere dal panico, a metà strada, e decide di mollare tutto?
Sono entrata in paranoia con mille domande, e, purtroppo, non ho trovato ancora alcuna risposta convincente. Ma esiste, oggi, una risposta che possa convincere?
La maggior parte dei ragazzi che esce dalla scuola superiore si iscrive ormai un po’ per scelta un po’ per necessità all’università. Alcuni hanno da sempre l’idea di andare via, di scappare dalla nostra città ritenuta ormai da troppe persone “spenta”, “senza vita”, “troppo piccola” e, soprattutto, con poche opportunità di studio e di lavoro. E così si iscrivono in università lontane, Milano, Roma, Pisa. Sono soprattutto i centisti e i centolodisti a trasferirsi, spinti magari dal loro voto alto a cercare di più, a volere più di quanto questa “misera” città può offrire loro. Loro che meritano di studiare in facoltà di grande prestigio come “La Bocconi”, “La Sapienza” o “La Cattolica”.
Ma qual è il reale motivo? Molti sperano, andando via, di trovare prima lavoro, di sistemarsi al meglio, affermarsi, guadagnare. A volte sono le famiglie che fanno pressione affinché l’amato figlioletto riesca in quello che vuole, o che, spesso, loro vogliono per lui. E così la nostra terra perde “cervelli”, perde occasioni. Una volta avere coraggio significava cercare lontano da qui il proprio futuro, la propria strada, ma adesso il vero coraggio ce l’ha chi decide di rimanere, di approfondire gli studi, di dare alla nostra città e alla nostra regione una possibilità.
Certo, non sempre va così. Per alcuni l’università è solo un passaggio obbligato, una sorta di parcheggio a pagamento in cui aspettare che qualcosa succeda, che qualcosa cambi, che un’opportunità cada dal cielo. Spesso si vaga da una facoltà ad un’altra perché una non è come ci si aspettava, l’altra è troppo difficile, l’altra ancora non sembra dare grandi sbocchi per il futuro, l’altra non dà soddisfazioni. Si continua a girovagare, a spendere soldi finché non si finisce per lavorare con il padre o fare qualche lavoretto qua e là o spostarsi altrove sperando in una vita più facile.
Ma chi se ne va cosa ottiene?
Se non diventa un cervello eccellente da esportazione lavoricchia fuori e vive aiutato dalla famiglia o finisce, alla fine, per tornare nella cara e vecchia tana dove forse troverà la giusta occasione. Forse. Ma certo, spesso, abbondantemente demotivato per aver perduto l’occasione metropolitana della sua vita.



