Tante idee … ma confuse

16 maggio 2010

Pochi giorni fa la notizia su una probabile regionalizzazione della Scuola italiana e adesso spunta l’idea di una graduatoria nazionale. Lanciato dall’associazione “Professione Insegnante”, il suggerimento, però, non entusiasma neppure i diretti interessanti e soprattutto i giovani, in particolare quelli del nord, che chiedono un concorso.

Il problema del precariato, si sa, è uno dei nodi centrali del sistema scolastico del nostro Paese. Sono tanti i precari, cosiddetti “storici”, candidati al rischio di non essere mai più stabilizzati se si pensa che, soprattutto al sud, i tagli stanno rendendo soprannumerari persino molti docenti a tempo indeterminato.

L’idea lanciata in questi giorni sarebbe quella di utilizzare le attuali graduatorie ad esaurimento solo per le supplenze annuali – provinciali e d’istituto – mentre per i contratti a tempo indeterminato si dovrebbe attingere ad una graduatoria nazionale, con l’obbligo, da parte dei neo-immessi in ruolo, di rimanere “effettivamente” nella provincia di nomina per almeno un quinquennio.

Ma, a parte l’idea - tutt’altro che archiviata - su un probabile trasferimento delle competenze che riguardano il sistema Scuola alle Regioni, sono gli stessi precari a mostrare non poche perplessità. I più giovani, in particolare, temono un ulteriore restringimento degli spazi a disposizione, mentre quelli “anziani” del nord temono che le graduatorie nazionali avvantaggino i precari del sud, più numerosi e forse anche “più storici” dei colleghi del nord.

Le idee piovono a tutto campo e spesso, come probabilmente in questo caso, fanno anche fatica ad integrarsi tra loro. Ma, sulla questione specifica, è in arrivo l’ennesima “guerra tra poveri”? Se così dovesse essere, la Scuola dovrà confrontarsi con un ulteriore motivo di spaccatura e … di malumori.

E la storia continua…

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Verso una scuola “regionalizzata”

7 maggio 2010

Dal centralismo nazionale si potrebbe presto passare a quello regionale. La proposta di riforma, che porta la firma della leghista Paola Goisis, ridisegna completamente il profilo del sistema scolastico italiano. Se approvati nella loro versione attuale, i 42 articoli della proposta regionalizzeranno il sistema d’istruzione, a partire dal reclutamento del personale - compreso i dirigenti scolastici - che passerebbe alle Regioni, chiamate anche a pagare gli stipendi.

La proposta prevede concorsi e albi regionali, ai quali potranno accedere insegnanti provenienti da qualsiasi regione italiana, purché si impegnino a rimanere nella stessa regione per almeno cinque anni.

Tra le novità, la figura dell’assistente educatore, una sorta di responsabile delle attività di assistenza e sostegno ai portatori di handicap (non è l’attuale docente di sostegno). Anche i contratti di lavoro saranno regionali, mentre tutto il personale della scuola sarà sottoposto a valutazione per la quale saranno creati appositi organi regionali.
Le Regioni dovranno controllare le attività svolte dalle scuole, attraverso azioni di natura ispettiva (scomparirà la figura del revisore dei conti), mentre le scuole, attraverso gli organi collegiali, dovranno dotarsi di uno statuto che dovrà ricevere il via libera dalla presidenza della Regione. Gli organici delle singole scuole saranno stabiliti dalla Regione contestualmente con l’approvazione della legge di bilancio.  Ogni sistema regionale sarà affidato ad un consiglio regionale di cui faranno parte l’assessore regionale, rappresentanti degli enti locali, esperti e dirigenti scolastici.

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Un Paese di “pupe”?

20 aprile 2010

Fare zapping capita a tutti. E ieri sera … anzi notte … è capitato anche a me. Mi sono ritrovata su Italia 1, su un programma dal titolo che, in qualche modo, aveva a che fare con “Le pupe e i secchioni”. Non ho capito bene se si trattava delle selezioni per il programma, ma certo è che non è stato un gran bel vedere. Ragazze bellissime sì, ma che non riconoscevano neppure i protagonisti più noti del nostro scenario politico … a partire dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Realtà o finzione che fosse, mentre guardavo, mi chiedevo se è ancora possibile, oggi, dare un’immagine così negativa del ruolo della donna … e soprattutto ai giovani, visto che si tratta di un reality destinato proprio ai teen agers. Non è certo per rilanciare la memoria di un antico, e ormai forse anche obsoleto, femminismo, che faccio questa riflessione, ma di sicuro quella che usciva ieri sera da quello “spettacolo” non era un’immagine molto edificante dell’universo femminile. E ci sta tutta che la realtà è altro … ma la tivù è punto di riferimento culturale capace di insinuare modelli e stili di comportamento forse come nessun altro mezzo oggi è in grado di fare. Gli autori si sono ben guardati, evidentemente, dall’inserire, tra le tante pupe e i tanti secchioni, qualche secchiona e qualche pupo … che pure sono tanti. L’uomo intellettuale, intelligente, mentre la donna oca, stupida, ignorante che sa solo mostrarsi: questa era l’immagine. E se la televisione è lo specchio della società, che dire? Stiamo freschi, come educatori e formatori, se pensiamo di poter combattere, con relativa facilità, antichi pregiudizi di genere, ancora … ahimè … diffusi nel tessuto socioculturale del nostro paese.

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Tagli, tagli e… ancora tagli

15 aprile 2010

Saranno le regioni del Sud, e quindi anche la Sicilia, a pagare il prezzo più alto della riduzione delle cattedre per il prossimo anno scolastico. Ancora non c’è nulla di ufficiale, ma le bozze delle circolari sugli organici cominciano a girare. Del resto, nelle regioni del Sud pare che il calo demografico sia più sensibile rispetto ad altre regioni. In Sicilia, i tagli dovrebbero essere all’incirca del 5 per cento e, questo anche nelle altre regioni, la fetta più consistente sarà pagata dalla secondaria di secondo grado che, lo scorso anno, era stata colpita solo in modo marginale. Ovunque, comunque, pare che aumentino gli studenti, ma le cattedre diminuiscono. Alle Superiori, ciò è dovuto anche alla riduzione delle ore settimanali. Non saranno solo gli studenti delle classi prime a trascorrere meno ore a scuola, visto che anche i ragazzi delle seconde, terze e quarte classi avranno lo sconto delle ore di lezione, con inevitabile ripercussione sulla copertura delle 18 ore settimanali di ogni insegnanti. In sostanza, per arrivare a coprire le 18 ore, saranno necessarie più classi rispetto al passato.
E, nel frattempo, i sindacati di base e dei precari si mobilitano, annunciando possibili scioperi durante gli scrutini.

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Restyling delle Superiori, basterà?

2 aprile 2010

Ormai è certo: la scuola superiore italiana cambia volto. A settembre, gli studenti che, per la prima volta, entreranno in un’aula di licei, tecnici e istituti professionali, collauderanno il nuovo impianto messo a punto dalla ministra Gelmini. Come si sa, si partirà dalle prime classi, ma la riduzione dell’orario settimanale riguarderà anche le classi successive. Ed è già uno dei motivi di fibrillazione. La riduzione dell’orario, infatti, rosicchierà ore alle cattedre (non a tutte), con evidenti ripercussioni sugli organici e inevitabili malumori diffusi tra docenti… precari e non.

C’è chi parla di “riforma epocale” e c’è chi, al contrario, punta il dito contro “tagli” di ore, materie, docenti, soldi e confinamento a scuola di serie B di tecnici e professionali.
E’ innegabile che la scuola superiore avesse necessità di una revisione complessiva per rilanciare la competitività dei nostri ragazzi sia sul piano nazionale sia su quello internazione.

Se questa è la strada è ancora da verificare. Ma è certamente vero che ogni riforma comporta qualche rinuncia… a volte dolorosa.

Personalmente penso, tuttavia, che ridurre l’orario settimanale, o cambiare il nome all’indirizzo di studio, non potrà risolverà il gap tra le competenze – con cui i nostri ragazzi escono dalle scuole – e i bisogni della società e del mondo del lavoro. La scuola è da ripensare nel suo complesso. Quella che viviamo quotidianamente è una scuola percepita dai ragazzi come poco appetibile, poco affascinante, non in grado di competere con le altre agenzie di socializzazione  (al di là del fatto che siano positive o meno… ci sono e con esse bisogna fare i conti) e, di conseguenza, poco efficace. Che fare?

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Scuola, incertezze sotto l’Albero

22 dicembre 2009

Potrebbe arrivare da un momento all’altro, ma non è detto. La decisione del Consiglio di Stato di chiedere chiarimenti al Ministero ha rallentato l’iter della riforma della scuola superiore. C’è incertezza, inutile negarlo. Anche perché i rallentamenti arrivano in un periodo cruciale per le scuole: quello dell’orientamento nelle scuole medie inferiori. Il percorso, avviato già da settimane, è stato inevitabilmente compromesso da dubbi rinnovati e rilanciati. Alle perplessità esistenti sul quadro definitivo della riforma, si sono adesso aggiunte quelle che riguardano l’effettivo avvio della riforma dal prossimo anno e/o quelle relative allo slittamento a febbraio, se non addirittura a marzo, del termine ultimo delle iscrizioni. Altre tensioni, in sostanza, che non rendono il clima facile.

Un clima peraltro acceso da altre variabili. Non ultime quelle relative ai bilanci che hanno messo in fibrillazione dirigenti scolastici, direttori dei servizi generali e amministrativi e presidenti dei consigli di istituto. Non ci sono conferme ufficiali, ma diverse voci aprono la strada all’ipotesi di rischi sulla capacità delle scuole italiane di andare avanti. Si resta in attesa della circolare ministeriale sulle indicazioni per la stesura del Programma annuale 2010 ma le indiscrezioni preannunciano vita dura. Le scuole, infatti,  per il prossimo anno potrebbero ricevere un unico stanziamento dal quale attingere per tutte le esigenze. Il finanziamento dovrebbe essere pari a quello del 2009, ma una variabile imponderabile, quella delle supplenze temporanee, potrebbe mandare in tilt ogni previsione di spesa. Infatti, si tratta di spese che non dipendono dalla capacità delle scuole di sapere organizzare le risorse,  ma da variabili esterne e…imponderabili. Una scuola non può sapere adesso quanti e per quanto tempo alcuni o anche uno solo dei propri docenti si assenteranno dal lavoro e sarà quindi molto difficile programmare sulla base di variabili incontrollabili al momento. Sempre secondo indiscrezioni, pare che la circolare inviterà le scuole a prestare attenzione alla spesa perché il finanziamento potrà essere integrato solo nel caso in cui si riesca a dimostrare che la nomina di supplenti sia assolutamente necessaria, tenuto conto anche di ogni possibile forma di “flessibilità organizzativa”. La situazione si presenta sicuramente più ardua per la scuola primaria – soprattutto per i piccoli plessi staccati – dove spesso ancora si ricorre alle supplenze temporanee anche per un solo giorno.

Per protesta, alcuni movimenti di base stanno lanciando la proposta di non approvare il Programma Annuale. A quel punto, però, incomberebbe il rischio di un “commissario ad acta” che, in caso di carenza di fondi per il pagamento delle supplenze, potrebbe trarre “ossigeno” da ogni altra somma disponibile – compresi gli stanziamenti di Regioni ed Enti Locali e i contributi delle famiglie – non impegnata al 31 dicembre 2009. Come dire: niente fondi aggiuntivi e risparmi azzerati.

Buon Natale e… buon 2010!

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Superiori, corsa contro il tempo

29 novembre 2009

E’ già aria di orientamento nelle scuole medie, ma le scuole Superiori sono in fibrillazione. La riforma, come è noto, è da tempo ai nastri di partenza, ma lo sono ancora di più le iscrizioni alle classi prime da parte dei ragazzini che a giugno sosterranno gli esami di terza media. Per dare più tempo, il termine ultimo per le pre-iscrizioni è stato spostato da gennaio a fine febbraio. Ma i tempi a disposizione restano risicati, soprattutto per le scuole che, mentre devono presentarsi alle famiglie con un quadro chiaro, continuano a lavorare sul “grande salto”. Si aspettano i regolamenti che devono ancora ricevere il via libera da Camera, Senato e Consiglio di Stato. Proprio oggi, Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura di Montecitorio, ha rassicurato. Da un convegno di “Job&Orienta”, organizzato dal Miur, ha annunciato che è ormai certo: si partirà dal 2010 con le classi prime, per arrivare a regime nel 2015, quando “avremo finalmente i nostri ragazzi diplomati secondo le migliori esperienze”, ha commentato.

La riforma toccherà tutti i settori dell’istruzione secondaria di secondo grado:  licei, istruzione tecnica e professionale. Tra le principali novità:  i licei diventeranno in tutto sei, l’istruzione tecnica sarà completamente rinnovata e l’istruzione professionale dovrebbe riprogettarsi secondo uno schema molto più vicino alle esigenze del mercato del lavoro. Ma è tutto in itinere: da un lato, il nuovo quadro della scuola superiore italiana, per i quali si attendono i contorni definitivi, dall’altro l’orientamento dei futuri utenti delle Superiori che, per una scelta più consapevole, di quei contorni definitivi hanno bisogno.

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Il “pasticcio” è servito

15 novembre 2009

Ancora momenti difficili per la scuola siciliana. E mentre il Codacons denuncia le aule “pollaio” dell’Isola, centinaia di dirigenti scolastici sentono l’ombra del licenziamento sempre più vicina. La questione? Il “pasticcio” dell’ultimo concorso a preside. Quello del 2004, per intenderci. Quello che il Consiglio di giustizia amministrativa ha annullato. Quello per il quale la Cgil ha già chiesto le dimissioni del direttore generale Guido Di Stefano, al quale l’organizzazione sindacale attribuisce significative responsabilità nella gestione del concorso stesso. Il concorso è quello degli strafalcioni di grammatica e di ortografia degli scritti di alcuni candidati che, in barba agli errori, il concorso lo hanno superato. Ed è anche quello dei tempi record di correzione degli elaborati. Un “pasticcio”, in sostanza, che tra qualche giorno potrebbe arrivare in Parlamento. Per evitare il licenziamento in massa di centinaia di dirigenti (i dati indicano circa un terzo tra quelli in servizio nell’Isola), si parla di una legge ad hoc che dovrebbe arrivare a Palazzo Madama già nei prossimi giorni. Una “sanatoria” che conserverebbe l’organigramma attuale. E c’è chi grida allo scandalo. Il pasticcio c’è. Il Cga si è espresso invalidando il concorso. Dal punto di vista giuridico, la graduatoria uscita da quel concorso non ha alcun valore. Ma è arrivata a distanza di anni dal concorso stesso. Cioè, quando in molti hanno già ricevuto una nomina a tempo indeterminato e da anni sono seduti dentro una presidenza. E se tra loro ci sono i “furbetti” degli strafalcioni grammaticali e di ortografia, è anche vero che c’è chi il concorso lo ha superato nella forma e nella sostanza, perché non si è “macchiato” di spiccioli espedienti per raggiungere un obiettivo appetibile a molti. Anche per questi ultimi scatterebbe il licenziamento. Ovvio, quanto ingiusto, perché questi quel posto in graduatoria se lo sono guadagnato. Ripeto: un pasticcio. Perché c’è la questione culturale e di immagine della scuola che non va sottovalutata. Una scuola che ogni giorno fa fatica a mantenere e a conquistare piccoli o grandi spazi di credibilità, riuscirà a superare l’ennesimo momento di grande imbarazzo?

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Spregiudicata goliardia

27 ottobre 2009

A quanti gesti di violenza dovremo assistere ancora nelle scuole italiane? La settimana scorsa, a Torino, un ragazzino di 13 anni è stato “marchiato a fuoco” da due compagni. Ieri, a Foggia,  un ragazzino, con una pistola ad aria compressa, ha rischiato di ferire seriamente un coetaneo. Chiamiamolo bullismo, o in qualsiasi altro modo, ma il fenomeno, sul quale da anni si spendono fiumi di parole e piloni di carta, continua a ripetersi… e a dilagare. E poco importa dove accade. E’ accaduto a Torino, a Foggia, ma può accadere ovunque… in ogni scuola… in ogni istituto. Un attimo di distrazione, un’atmosfera vivace che non conosce limiti e… il “gioco” è fatto. Già… il “gioco”. Perché tutto parte dal gioco. Un gioco che però non conosce limiti. Un gioco dalle incontrollabili conseguenze. Tanti i momenti a rischio nella giornata tipo di un qualsiasi istituto scolastico: il cambio dell’ora, la ricreazione, il tragitto verso l’aula video o il laboratorio. Ogni attimo è a rischio… ogni momento può degenerare in tragedia dai risvolti irreversibili. Un accendino, un qualsiasi oggetto appuntito, una pistola a compressione… tutto diventa strumento di “gioco” e di spregiudicata goliardia. Quella del “bullo” sembra essere diventata una figura dai contorni molto meno definiti rispetto al passato. Si può annidare nell’insospettabile? Tanto…è per gioco!

 

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Conflitto costruttivo vs scontro sterile

14 ottobre 2009

Non importa se siano figli o studenti: c’è un’intera generazione che fatica a “formare” i propri giovani. Gli adulti sembrano aver perso la propria autorevolezza e, di conseguenza, non hanno più autorità. La figura genitoriale si è fin troppo ammorbidita, quella docente annaspa nel rilanciare la propria dimensione educativa. Gli adulti non sanno più orientare… ed è quasi impossibile elaborare regole condivise. Così, la regola è sempre più eccezione, mentre i ragazzi “si attrezzano”: vivono e crescono da soli, nutrendo l’idea di potere tutto… di poter far tutto. Tanto, troveranno chi li difende, chi li giustifica, chi sarà pronto a dire tanti ingannevoli “sì” ma mai un robusto e leale “no”.

 

Eppure, tutti i giorni avverto dai ragazzi la voglia di parlare, di dialogare, di avere punti di riferimento solidi cui rifarsi per elaborare un concreto progetto di vita. Ma i muri continuano ad alzarsi. I giovani coalizzati contro gli adulti… e non importa se è genitore o docente. Sì, proprio quei giovani così tanto “giudicati” che si trovano davanti punti di riferimento sgretolati, quasi del tutto incapaci di essere credibili, ma pronti allo scontro e mai ad un sano conflitto da cui far scaturire un confronto costruttivo. La tv ne è un esempio. Il rapporto tra scuola e famiglia un altro. In tv si litiga, a scuola i docenti fanno fatica a collaborare con le famiglie e le famiglie a collaborare con i docenti. Tanti baby sitter part time più attenti al risultato immediato che ad un percorso a lungo termine e “a tempo pieno” che non può essere risolto né con qualche ora di lezione frontale né con qualche “lavata di testa” più o meno occasionale.

 

E, nel frattempo, i ragazzi crescono da soli. Impavidi, cercheranno di avere ciò che vogliono…qui ed ora. Lo otterranno, credendosi sempre più onnipotenti.  Già… credendosi. Agli adulti pare basti eliminare il problema momentaneo. L’ordine in classe, il silenzio e la tranquillità in casa. E se tutto resta nel sottobosco… pronto ad esplodere alla prima occasione …. che importa!? Ce ne occuperemo quando esploderà.

I conflitti generazionali sono sempre esistiti. Cosa non va adesso? Dal conflitto si può arrivare alla crescita. In passato è stato così. Oggi porta allo scontro… sterile per giunta. La strada potrebbe essere quella di rieducarsi ed educare al conflitto? Sapendo che in esso si discute, che esso coinvolge perché obbliga alla discussione partendo dal rispetto dell’avversario e delle sue posizioni. Ma educare al conflitto significa assumersi la responsabilità di esso e del percorso che conduce al suo superamento. Educare al conflitto significa discutere sulle diversità. Significa aprirsi a una “relazione”, in cui cognitività e affettività si intersecano generando conquiste. Nel conflitto non si tende ad “eliminare” (ignorare) la persona che lo rappresenta e le sue istanze. In esso si è “costretti” ad andare alla radice del problema attraverso una relazione costruttiva. Perché il guasto non sta nelle persone ma negli atteggiamenti e nelle relazioni che esse accendono.

 

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