Tante idee … ma confuse
Pochi giorni fa la notizia su una probabile regionalizzazione della Scuola italiana e adesso spunta l’idea di una graduatoria nazionale. Lanciato dall’associazione “Professione Insegnante”, il suggerimento, però, non entusiasma neppure i diretti interessanti e soprattutto i giovani, in particolare quelli del nord, che chiedono un concorso.
Il problema del precariato, si sa, è uno dei nodi centrali del sistema scolastico del nostro Paese. Sono tanti i precari, cosiddetti “storici”, candidati al rischio di non essere mai più stabilizzati se si pensa che, soprattutto al sud, i tagli stanno rendendo soprannumerari persino molti docenti a tempo indeterminato.
L’idea lanciata in questi giorni sarebbe quella di utilizzare le attuali graduatorie ad esaurimento solo per le supplenze annuali – provinciali e d’istituto – mentre per i contratti a tempo indeterminato si dovrebbe attingere ad una graduatoria nazionale, con l’obbligo, da parte dei neo-immessi in ruolo, di rimanere “effettivamente” nella provincia di nomina per almeno un quinquennio.
Ma, a parte l’idea - tutt’altro che archiviata - su un probabile trasferimento delle competenze che riguardano il sistema Scuola alle Regioni, sono gli stessi precari a mostrare non poche perplessità. I più giovani, in particolare, temono un ulteriore restringimento degli spazi a disposizione, mentre quelli “anziani” del nord temono che le graduatorie nazionali avvantaggino i precari del sud, più numerosi e forse anche “più storici” dei colleghi del nord.
Le idee piovono a tutto campo e spesso, come probabilmente in questo caso, fanno anche fatica ad integrarsi tra loro. Ma, sulla questione specifica, è in arrivo l’ennesima “guerra tra poveri”? Se così dovesse essere, la Scuola dovrà confrontarsi con un ulteriore motivo di spaccatura e … di malumori.
E la storia continua…
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